Tweetdeep: sul #15O

tweetdeep:

Potrei essere vostra madre, o vostra sorella - per fortuna non lo sono, perché immagino che per quanto amiate le vostre madri e sorelle, la loro saggezza vi appaia come un altro pezzo di quel presunto perbenismo che siete venuti a disfare con le vostre mani, con le vostre braccia giovani, con le…

Bouillabaisse: Diotestamento #biotestamento

partecipazione:

Aveva occhi grossi come crateri, rossi come righe di sangue, scavati come conche. Gli si vedevano più le ossa che i peli. Aveva cinque metri di libri in verticale sopra al comodino. Faceva finta di ridere. Faceva da 0 a 100 che al 100 non c’arrivava. Non mi voleva là, e non voleva niente, se non…

tumblrbot ha chiesto: WHERE WOULD YOU MOST LIKE TO VISIT ON YOUR PLANET?

grand canyon

Post postpostato / 2

partecipazione:

La libertà è farti calare le mutande perchè lo decidi tu. Postponi. (è che io sulla libertà c’ho fondato la vita)

Notte della Taranta…La Terra del Rimorso: “Quando i mulini erano neri”

Nel  1945 viene pubblicato per conto di Einuadi ,come saggio, il libro “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi , militante antifascista condannato al confino nelle terre di Lucania, allora “finis terrae”  di  un’ Italia ancora troppo lunga. Il libro che avrà un enorme successo, racconta dell’incontro dell’intellettuale torinese con le dure terre dei  contadini meridionali , condannati a una vita di dimenticanza e priva di riscatto uguale nei secoli e immutata negli orizzonti , dice Levi: “ mi è grato riandare con la memoria a quell’altro mondo,serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato, eternamente paziente; a quella mia terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte.”…

…Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano  la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania.

Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia…

 …in questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore

terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso. Cristo si è fermato a Eboli…

La vita dei contadini osservati da Levi ,si svolgeva in un costante e incombente rapporto magico con il mondo circostante, vuoi per le “fattura d’amore” ,contro le quali viene invitato a difendersi, vuoi per  i gesti quotidiani che cercano di contenere sulla terra l’invadenza di un mondo invisibile con il quale si “deve” mediare il rapporto. Il racconto del perché non venga spazzata la casa la sera e si tenga la sporcizia dietro la porta per tema di lanciare la stessa contro l’angelo che deve proteggere la casa che arriva col tramonto è emblematica.

Questo rapporto magico con il mondo circostante, spinge uno studioso napoletano ,Ernesto De Martino, che già aveva esplorato il magico e l’abbandono nelle società pre-storiche, a organizzare una serie di spedizioni antropologiche e  multidisciplinari nelle terre  di Lucania e Puglia , sulle tracce del rito e della taranta.

Le spedizioni produrranno una serie impressionante di riflessioni confluite in libri di assoluto valore e che travalicano gli studi settoriali e antropologici per proiettare una luce illuminante sulla società contadina meridionale in primis e sulle speranze dell’umanità in generale. I saggi SUD E MAGIA  e poi LA TERRA DEL RIMORSO e il postumo LA FINE DEL MONDO sono tre opere imprescindibili per chiunque voglia avvicinarsi con occhio limpido alla “quistione “meridionale, come diceva Gramsci.

Alla base della ricerca Demartiniana, resta la “Presenza” intesa come capacità di dare risposte adeguate in un dato momento storico, la “Crisi della Presenza” così come definita da De Martino risulta allora essere la perdita stessa dell’universo e del proprio mondo e viene recuperata attraverso riti e rituali nei quali la comunità intera si riconosce e assiste chi viene meno.

L’esperienza delle TARANTATE , da De Martino e dalla sua equipe ,intervistate e seguite nel corso degli anni, è in questo senso significativa e assoluta, sia per la vicinanza territoriale a quei luoghi ,il salento, sia per la vicinanza temporale, siamo nel 1959 e le spedizioni si protrarranno per molto tempo. Un paese pronto a lanciarsi nell’avventura dell’industrializzazione e del miracolo economica, conserva ancora nelle campagne echi di un mondo che si riteneva perso e relegato negli anfratti dei secoli.

La vita di stenti e di miseria delle contadine salentine, offriva come unica fuga e unico orizzonte la malattia mentale o il morso della taranta, vale la pena ricordare che mai nessun ragno che abita queste terre ha mai prodotto quegli effetti con un morso, animale mitologico e quindi “reale” e da tutti conosciuto. La morsicata si liberava dagli effetti del morso dopo un rituale di suoni e balli e colori, che si protraevano anche per giorni. I musicanti, dilettanti, venivano convocati nella casa dove si riteneva che gli strani comportamenti della persona fossero il frutto del morso e con variazioni su tema sonoro e timbrico veniva individuato il tipo di ragno che rispondeva a determinati suoni, poi con l’esibizione di pezzuole e nastri colorati se ne individuava il colore e da quel momento in reiterate e continue  sessioni musicali che duravano anche giorni, la tarantata, si abbandonava alla mimica del ragno e alla possessione fino a sfinirsi e a “guarire”. Salvo risentire il morso il 29 giugno, giorno di san Paolo, quando tutte le “morsicate , ma anche qualche “morsicato” venivano condotti alla chiesa si San Paolo a Galatina dove prendevano possesso dello spazio antistante la chiesa e della chiesa stessa , arrampicandosi sugli altari, orinando sui marmi, e lanciandosi in improperi incomprensibili, chiedendo la grazia di essere liberati dal morso…

Chi era “morsicato “ era praticamente condannato per la vita a tornare a Galatina a rinnovare la richiesta di liberazione, sentendo su di se il RIMORSO, la reiterazione del morso. Alcune donne emigrate negli anni 60 al nord e rintracciate da De Martino e intervistate con la tecnica dello “specchio segreto” confessavano che vivevano ancora nel terrore del RIMORSO e che non accendevano la radio per non essere colpite da quella particolare frequenza sonora o sequenza di suoni che di sicuro avrebbero scatenato la crisi, questo in un posto dove nessuno era “abilitato” a riconoscerne ne le manifestazioni ne la cura.

Le Tarantate quindi come simbolo ed espressione del lavoro contadino, sfiancante e senza riscatto e come segno della oppressione femminile, prima e in maggioranza a subire il morso e il RIMORSO. Vite riscattate con il progresso e lo sviluppo della società che avrà fatto molti danni, ma ha anche definitivamente riscattato da una condizione di subalternità intere classi .

Come tutto questo dolore, riesca ad essere da nove anni a questa parte, celebrato ne LA NOTTE DELLA TARANTA, evento che richiama folle da centomila persone a Melpignano il 28 agosto e che raduna gente che per imparare a ballare la “pizzica tanranta” si iscrive a scuole di ballo ,ignare di tutto, come se mai nessuno abbia sofferto del morso  è forse la dimostrazione dell’assunto del MULINO BIANCO BARILLA che cancella dal passato qualsiasi traccia di pane e crusca e di tassa sul macinato e ci rende tutti bambini che sono sempre stati felici e ignoranti e soprattutto contenti di esserlo.

http://www.youtube.com/watch?v=exFVk8jhSlI

http://www.youtube.com/watch?v=8xPQOLZZuss&feature=related



la “morsicata” in fase catatonica tra i suonatori per “prendere” i suoni sul piazzale di San Paolo a Galatina il 29 giugno

messaggi

  • ma è possibile solo postare? e se voglio mandare un messaggio a qualcuno come faccio? se clicco su messaggi appaiono solo quelli ricevuti....si lo so che sono imbranato e novizio...

IO SONO NAPOLETANO

io sono napoletano  e vivo nella più antica capitale d’occidente, eravamo metropoli, quando new york non esisteva e londra e parigi erano picccole città.

io sono napoletano e appartengo alla cultura più antica d’europa, quella cultura che ci permetteva di parlare greco quando tutti parlavano latino

io sono napoletano e parlo una lingua che era lingua diplomatica alla corte di caterina la grande.Quella lingua che ha dato all’italia una tradizione musicale, letteraria e teatrale.

io sono napoletano e vivo in una città dove in 600 anni di inquisizione MAI si è acceso un fuoco per bruciare persone e dove MAI all’inquisizione spagnola  fu permesso di insediare un tribunale.

io sono napoletano e vivo una città che ha fatto dell’accoglienza e della tolleranza la cifra della sua riconoscibilità, una città dove gli dei antichi vivono insieme agli dei nuovi,le anime sono così grandi da contenerli e amarli tutti.

io sono napoletano e vivo in una città che ha inventato “il sospeso” ,il caffè pagato all’estraneo che mai conoscerai, perchè nessuno si senta mai così povero da non potersi permettere un caffè.

io sono napoletano e vivo in una città che anche nel massimo suo splendore e della sua potenza, MAI  ha invaso altri popoli con le armi per soggiogarli e dominarli.Li abbiamo sempre conquistati con la cultura con l’amore e con una canzone .

io sono napoletano e vivo in una città che da sola ,insieme a Parigi ha dato un senso alla definizione di FLANEUR  ,il passeggiare per il passeggiare ,per ammirare e godere del paesaggio umano della vita.

io sono napoletano e possiedo il passato così come il futuro, poichè questa è la città dove tutto comincia e tutto finisce.

io sono napoletano e il mio destino è affidato all’integrità di un uovo seppellito dal “mago” Virgilio nelle viscere della terra. Perchè la vita se non ha magia non vale la pena di essere cantata.

io sono napoletano e ho nel corpo tutte le ferite e tutti i dolori di Iside che cerca il corpo di Osiride . Questo corpo mai ricomposto cerco di far nascere nel pellegrinaggio dei sette santuari.

io sono napoletano e abito una città nata dal corpo di una sirena, morta di dolore  per non essere riuscita a sedurre Ulisse. Perchè l’intelligenza non si fece sedurre dalla passione, non sapendo a cosa stava rinunciando.

io sono napoletano e abito una città della quale Hans Christian Andersen, mirabile inventore di favole venuto a trovarci dalle fredde luci del profondissimo nord ,andandosene ebbe a dire: ” Quando sarò morto ,tornerò a Napoli a fare il fantasma,perchè qui la notte è indicibilmente bella”.

si può continuare ad libitum, ma intanto essendo napoletano ,non posso non volgere il mio pensiero a chi nasce borghezio e ai suoi simili, noi non saremo mai capaci di tanto odio, noi amiamo il coraggio dell’ironia e a chi ci insultò dagli spalti di uno stadio dicendoci NAPOLETANI VI ODIAMO TUTTI  preferimmo rispondere con un ironico  GIULIETTA E’ NA ZOCCOLA  , Shakespeare non si offese,i cretini non capirono,il mondo intero rise.

Bouillabaisse: Caro signor Brunetta di questa beatissima minchia,Sono uscita di casa...

partecipazione:

Caro signor Brunetta di questa beatissima minchia,
Sono uscita di casa a 16 anni e mi campo sola dal secondo anno del liceo. Mi sono laureata in filosofia, perchè noi precari, non facciamo conti a lungo termine, studiamo quel che ci piace e non seguiamo le onde del mercato del lavoro, che andate…

oui! c’est moi!

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Aveva occhi grossi come crateri, rossi come righe di sangue, scavati come conche. Gli si vedevano più le ossa che i peli. Aveva cinque metri di libri in verticale sopra al comodino. Faceva finta di ridere. Faceva da 0 a 100 che al 100 non c’arrivava. Non mi voleva là, e non voleva niente, se non…

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Nel  1945 viene pubblicato per conto di Einuadi ,come saggio, il libro “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi , militante antifascista condannato al confino nelle terre di Lucania, allora “finis terrae”  di  un’ Italia ancora troppo lunga. Il libro che avrà un enorme successo, racconta dell’incontro dell’intellettuale torinese con le dure terre dei  contadini meridionali , condannati a una vita di dimenticanza e priva di riscatto uguale nei secoli e immutata negli orizzonti , dice Levi: “ mi è grato riandare con la memoria a quell’altro mondo,serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato, eternamente paziente; a quella mia terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte.”…

…Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano  la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania.

Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia…

 …in questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore

terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso. Cristo si è fermato a Eboli…

La vita dei contadini osservati da Levi ,si svolgeva in un costante e incombente rapporto magico con il mondo circostante, vuoi per le “fattura d’amore” ,contro le quali viene invitato a difendersi, vuoi per  i gesti quotidiani che cercano di contenere sulla terra l’invadenza di un mondo invisibile con il quale si “deve” mediare il rapporto. Il racconto del perché non venga spazzata la casa la sera e si tenga la sporcizia dietro la porta per tema di lanciare la stessa contro l’angelo che deve proteggere la casa che arriva col tramonto è emblematica.

Questo rapporto magico con il mondo circostante, spinge uno studioso napoletano ,Ernesto De Martino, che già aveva esplorato il magico e l’abbandono nelle società pre-storiche, a organizzare una serie di spedizioni antropologiche e  multidisciplinari nelle terre  di Lucania e Puglia , sulle tracce del rito e della taranta.

Le spedizioni produrranno una serie impressionante di riflessioni confluite in libri di assoluto valore e che travalicano gli studi settoriali e antropologici per proiettare una luce illuminante sulla società contadina meridionale in primis e sulle speranze dell’umanità in generale. I saggi SUD E MAGIA  e poi LA TERRA DEL RIMORSO e il postumo LA FINE DEL MONDO sono tre opere imprescindibili per chiunque voglia avvicinarsi con occhio limpido alla “quistione “meridionale, come diceva Gramsci.

Alla base della ricerca Demartiniana, resta la “Presenza” intesa come capacità di dare risposte adeguate in un dato momento storico, la “Crisi della Presenza” così come definita da De Martino risulta allora essere la perdita stessa dell’universo e del proprio mondo e viene recuperata attraverso riti e rituali nei quali la comunità intera si riconosce e assiste chi viene meno.

L’esperienza delle TARANTATE , da De Martino e dalla sua equipe ,intervistate e seguite nel corso degli anni, è in questo senso significativa e assoluta, sia per la vicinanza territoriale a quei luoghi ,il salento, sia per la vicinanza temporale, siamo nel 1959 e le spedizioni si protrarranno per molto tempo. Un paese pronto a lanciarsi nell’avventura dell’industrializzazione e del miracolo economica, conserva ancora nelle campagne echi di un mondo che si riteneva perso e relegato negli anfratti dei secoli.

La vita di stenti e di miseria delle contadine salentine, offriva come unica fuga e unico orizzonte la malattia mentale o il morso della taranta, vale la pena ricordare che mai nessun ragno che abita queste terre ha mai prodotto quegli effetti con un morso, animale mitologico e quindi “reale” e da tutti conosciuto. La morsicata si liberava dagli effetti del morso dopo un rituale di suoni e balli e colori, che si protraevano anche per giorni. I musicanti, dilettanti, venivano convocati nella casa dove si riteneva che gli strani comportamenti della persona fossero il frutto del morso e con variazioni su tema sonoro e timbrico veniva individuato il tipo di ragno che rispondeva a determinati suoni, poi con l’esibizione di pezzuole e nastri colorati se ne individuava il colore e da quel momento in reiterate e continue  sessioni musicali che duravano anche giorni, la tarantata, si abbandonava alla mimica del ragno e alla possessione fino a sfinirsi e a “guarire”. Salvo risentire il morso il 29 giugno, giorno di san Paolo, quando tutte le “morsicate , ma anche qualche “morsicato” venivano condotti alla chiesa si San Paolo a Galatina dove prendevano possesso dello spazio antistante la chiesa e della chiesa stessa , arrampicandosi sugli altari, orinando sui marmi, e lanciandosi in improperi incomprensibili, chiedendo la grazia di essere liberati dal morso…

Chi era “morsicato “ era praticamente condannato per la vita a tornare a Galatina a rinnovare la richiesta di liberazione, sentendo su di se il RIMORSO, la reiterazione del morso. Alcune donne emigrate negli anni 60 al nord e rintracciate da De Martino e intervistate con la tecnica dello “specchio segreto” confessavano che vivevano ancora nel terrore del RIMORSO e che non accendevano la radio per non essere colpite da quella particolare frequenza sonora o sequenza di suoni che di sicuro avrebbero scatenato la crisi, questo in un posto dove nessuno era “abilitato” a riconoscerne ne le manifestazioni ne la cura.

Le Tarantate quindi come simbolo ed espressione del lavoro contadino, sfiancante e senza riscatto e come segno della oppressione femminile, prima e in maggioranza a subire il morso e il RIMORSO. Vite riscattate con il progresso e lo sviluppo della società che avrà fatto molti danni, ma ha anche definitivamente riscattato da una condizione di subalternità intere classi .

Come tutto questo dolore, riesca ad essere da nove anni a questa parte, celebrato ne LA NOTTE DELLA TARANTA, evento che richiama folle da centomila persone a Melpignano il 28 agosto e che raduna gente che per imparare a ballare la “pizzica tanranta” si iscrive a scuole di ballo ,ignare di tutto, come se mai nessuno abbia sofferto del morso  è forse la dimostrazione dell’assunto del MULINO BIANCO BARILLA che cancella dal passato qualsiasi traccia di pane e crusca e di tassa sul macinato e ci rende tutti bambini che sono sempre stati felici e ignoranti e soprattutto contenti di esserlo.

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IO SONO NAPOLETANO

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io sono napoletano e vivo in una città dove in 600 anni di inquisizione MAI si è acceso un fuoco per bruciare persone e dove MAI all’inquisizione spagnola  fu permesso di insediare un tribunale.

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si può continuare ad libitum, ma intanto essendo napoletano ,non posso non volgere il mio pensiero a chi nasce borghezio e ai suoi simili, noi non saremo mai capaci di tanto odio, noi amiamo il coraggio dell’ironia e a chi ci insultò dagli spalti di uno stadio dicendoci NAPOLETANI VI ODIAMO TUTTI  preferimmo rispondere con un ironico  GIULIETTA E’ NA ZOCCOLA  , Shakespeare non si offese,i cretini non capirono,il mondo intero rise.

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